Dal Diario di Santa Faustina
Da una pagina del 27/5/1937
Durante la preghiera ho udito queste parole: «Figlia Mia, il tuo cuore si riempia di gioia. Io, il Signore, sono con te. Non aver paura di nulla sei nel Mio Cuore». In quel momento ho conosciuto la grande Maestà di Dio ed ho compreso che nulla può essere paragonato ad un solo atto di conoscenza di Dio. Ogni grandezza esterna scompare come polvere di fronte ad un unico atto di conoscenza più profonda di Dio. Il Signore ha versato nella mia anima una pace così profonda, che nulla ormai può turbarmela.
Nonostante tutto quello che avviene attorno a me, non perdo per questo la tranquillità nemmeno per un istante. Anche se crollasse il mondo intero, pure questo non sarebbe in grado di turbare la profondità del mio raccoglimento interiore, nel quale riposa Dio. Tutti gli avvenimenti e le cose più svariate che avvengono, sono sotto i Suoi piedi. Questa conoscenza più approfondita di Dio mi dà una totale libertà, la libertà dello spirito, e nulla mi può impedire di unirmi strettamente a Lui; nemmeno le potenze angeliche sono in grado di farlo. Sento che sono grande quando sono unita a Dio. Quale felicità avere la consapevolezza che Dio è nel proprio cuore e vivere in stretta intimità con Lui.
Quando giunse da noi la processione proveniente da Borek e Lo portarono per riporLo nella nostra cappella, sentii una voce provenire dall'Ostia: «Qui è il Mio riposo». Durante la benedizione Gesù mi ha fatto conoscere che fra non molto qui ci sarà un momento solenne, in questo luogo. «Ho trovato la Mia compiacenza nel tuo cuore e nulla Mi trattiene dal concederti le Mie grazie». La grandezza di Dio inonda la mia anima e annego in Lui e scompaio e mi perdo in Lui, sciogliendomi in Lui...
Risorta dai Morti
Bellissima Testimonianza da "Eco di Maria" nr.63
Dall’ostinata ribellione all’abbraccio di Dio Una ragazza tedesca Ursula di Colonia ha scritto questa testimonianza dopo la sua conversione a Medjugorje — Dal primo novembre 1988 lei vive nella Comunità Mariana “Oasi della Pace”, di Montelungo, 54027 Pontremoli (MS), che ha avuto le sue radici a Medjugorje, ed e molto felice.
La domenica delle Palme 1987, per volontà di Dio, sono arrivata per la prima volta a Medjugorje sebbene per tanti mesi fossi stata contraria a questo viaggio.
Io ero atea e per questo non credevo assolutamente alle apparizioni della Madonna. Quando invece ritornai da Medjugorje dopo tre settimane - avevo programmato di rimanerci solo sette giorni - ero credente e avevo un solo desiderio: aggrapparmi a Maria e non staccarmi più da Lei perchè mi portasse sempre più vicina a Gesù.
Nonostante provenissi da una famiglia cattolica, dopo la mia - infanzia mi ero allontanata sempre più da Dio. Quando avevo 14 anni, avevo rifiutata l’istruzione religiosa nella scuola e alla domenica non andavo più in chiesa. Naturalmente non mi confessavo e non pregavo più. Incominciò un lungo periodo di ostinazione in cui cercavo una libertà e una indipendenza illusorie. Rifiutavo ogni autorità e ogni restrizione perchè mi sentivo oppressa. Così concepivo la libertà: provare tutto e ritenere tutto lecito: sesso, alcool, droga, furti, stampa ateistica e anarchica, locali frivoli, discoteche, concerti Rock. Allora le proteste e le liti con i miei genitori erano sempre all’ordine del giorno.
Per me l’esistenza di Dio era un’invenzione, la situazione degli uomini un’assurdità. Ritenevo la maggior parte della gente ingenua, manipolata, crudele, superficiale e cinica e non mi accorgeva che anch’io ero diventata così. Nausea, critica, disprezzo e autodistruzione furono la mia reazione. Le varie distrazioni come cinema, alcool, droga, teatro e amicizie di ogni genere aveva lasciato il mio cuore vuoto e affamato d’amore. Ora so che l’amore che ho cercato non si trova nei piacere del mondo, ma solo in Dio. Anche se ero libera fino alla disperazione non trovavo pace. Così ho vissuto fino all’anno scorso.
Nel 1985 mio padre per caso aveva sentito parlare di Medjugorje - e ancora nello stesso anno vi andò. Ritornò molto entusiasta e un anno -dopo andarono anche mia madre e i miei fratelli. Solo io rimasi, sebbene mi raccontassero degli straordinari avvenimenti. In questo tempo non stavo più con i miei genitori e quando mi raccontavano ancora delle apparizioni reagivo aggressivamente e mi beffavo di loro. Notai però un cambiamento: erano più aperti verso di me e mi rimproveravano meno anche se io ero sempre scortese e di cattivo umore.
Io però, anche se continuavo a rimanere incredula rispetto ai fatti di Medjugorje, ero diventata un po’ più tollerante e pensavo - che forse qualcosa di buono c’era in quei fatti, ma niente che mi interessasse. La mia vita continuava così forse ancora piu - tormentata di prima.
Il venerdì prima della domenica delle Palme 1987, mia mamma ritornò a Medjugorje con mio fratello più piccolo e un cugino, ma io di nuovo rifiutavo, anche se ero libera da altri impegni, quasi avessi paura di perdere qualcosa cui non volevo rinunciare. Dopo la loro partenza però incominciò in me uno stato di inquietudine: ero pentita di non essere andata con loro. Così il giorno dopo decisi di raggiungerli in treno, accompagnata dalle preghiere di mio padre e di mio fratello. Il viaggio duro 30 ore e quando arrivai a Medjugorje, la messa della sera era già finita. Ero molto turbata e non avrei voluto trovarmi in quel luogo. Mentre stavo cercando la famiglia dove era alloggiata mia madre, incontrai Padre Petar, che gentilmente mi accompagnò con la sua macchina. Lui mi chiese come fossi arrivata là e se era la prima volta ed io risposi in modo scortese che non sapevo nulla, che le apparizioni della Madonna non mi interessavano e che neppure credevo in Dio. Qui Padre Petar raggiante mi disse: “lo sono contento che tu sia qui, il resto lo farà la Madonna”. Devo ammettere che rimasi letteralmente sbalordita, mia madre quando mi vide cascò dalle nuvole perche non mi aspettava. I primi giorni a Medjugorje furono terribili. Giravo da sola per i monti e pensavo che non c’era da meravigliarsi se li uomini di fronte ad una natura stupenda pensassero che Dio era il creatore. Non sapevo che fare e alla sera andai alla messa, ma anche questo era un tormento. Mi sedetti per terra in mezzo a tutti e mi sentivo come una miserabile. Pensavo ancora che Dio era una invenzione degli uomini e non capivo perchè l’amore e la pace non potessero esistere senza in Lui. Mi sembrava che tutto il bene che vedevo dipendesse da questa menzogna dell’esistenza di Dio. Ero spaventata perchè pensavo che dovevo sopportare da sola questa verità disperata di un nichilismo eroico senza alcuna consolazione spirituale. Questa era la mia vita: pazza e complicata.
Il Giovedì Santo, dopo la messa, mia mamma mi invitava ad entrare con lei nella cappellina delle apparizioni per adorare il SS. Sacramento. Accettai soltanto perchè non volevo ritornare a casa da sola, ma ero molto contrariata e non volli assolutamente inginocchiarmi; rimasi seduta senza alcun rispetto ma sempre con un tormento nel cuore.
Adesso è per me difficile descrivere ciò che mi accadde: P. Slavko incominciò a cantare il “Santo” di Schubert con un gruppo tedesco e io credevo. Non posso dire di più. Nello stesso momento ero convinta dell’esistenza di Dio, che Lui si e fatto uomo, e che era presente sotto le specie del pane in quell’Ostia esposta. Piangevo sfrenatamente. Anche nei giorni seguenti piangevo molto, ma ero nello stesso tempo felicissima perche sperimentavo l’amore misericordioso di Dio. Il Sabato Santo mi confessai e così potei celebrare la Pasqua. Anch’io ero risorta dai morti.
Rimasi a Medjugorje ancora due settimane. Ora potevo aprire il mio cuore alle apparizioni e a tutto ciò che la Madonna voleva dirmi. Sentivo molto forte che Lei era la mia Mamma, che mi prendeva per mano e restava con me col suo dolcissimo sorriso. Per alcuni mesi, quando partecipavo alla S. Messa, quando pregavo o quando solo pensavo a Gesù e a Maria, provavo una grandissima gioia.
Pasqua 1988 - per la quarta volta tornavo a Medjugorje ma anche in Germania la mia vita era cambiata completamente, come non mi sarei mai immaginata. Smisi di fumare, di bere alcool, di ascoltare la musica assordante delle discoteche. Ora sono felice e allegra. La S. Messa è diventata per me il centro della giornata e sono contenta quando il Re dei Re viene nel mio cuore con la S. Comunione per amarmi e per amare attraverso di me tutte le persone che incontro. Sono profondamente convinta che il Signore mi guiderà sempre e dovunque per Maria, lo metto, tutto nelle sue mani.
Pasqua 1988 - Ursula
LA SUA DELICATEZZA
"E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa" (Mt 10,42).
La suprema bellezza è la bontà. Per un bicchiere d'acqua, per il più piccolo servizio, Gesù offre una ricompensa eterna. Mai offende le anime e sempre le tratta con una finezza senza uguale.
Gesù non perse mai la pace ed era sempre lo stesso: dolce, delicato, modesto, umile, paziente e amorevole. Non bisognava cercare il momento opportuno per parlargli, perché era sempre disposto ad ascoltare quanti a Lui si avvicinavano; così fu allora, così èadesso e così sarà sempre...
Questo è Gesù, solo delicatezza, bontà, finezza e misericordia: questo è amore! Amore che tutto dimentica, che consuma tutte le nostre mancanze nel divino incendio del suo Cuore, perché tutta la sua gioia è nel perdonare, dimenticare, accarezzare, salvare.
Quale gioia avere chi ci possa amare così, chi così ci perdoni, chi dimentichi le nostre ingratitudini, chi abbia compassione delle nostre miserie! È così incantevolmente delicato Gesù!
Viviamo al calore di Gesù, riposando nel suo amore. Infermità o salute, vita o morte, pace o guerra, cosa sono tutte queste cose se non accidentali e secondarie davanti a ciò che è essenziale, che è amare Gesù ed essere amato da Lui?
Non perdiamo la pace in qualunque vicissitudine della vita, vivendo con la tranquillità di colui che possiede un tesoro che niente e nessuno può strappare; viviamo con la serenità di chi sa a Chi si è donato, con la tranquillità di chi riposa su di un amore sicuro, tenero, ardente, delicato come quello di Gesù.
Meditiamo sulle sue delicatezze e facciamo il paragone tra la sua immensa carità ed i nostri difetti e miserie. Domandiamoci: "Le mie mancanze avranno fatto versare lacrime ad occhi altrui e avrò dato scandalo ad altre anime?". Noi non offendiamo mai un altro cuore, senza offendere quello di Gesù.
Offriamo oggi a Gesù il proposito di trattare sempre con delicatezza tutti quelli che ci stanno intorno. Lasciamo che le pene che essi ci causano cadano, non già su di un bronzo che produca l'eco, ma piuttosto su ovatta, su olio, lasciando percepire solo la morbidezza, conseguente a questi colpi che si attutiscono.
Un mare di dolcezza dev'essere il nostro cuore nel quale affoghino i risentimenti, le delusioni, le amarezze e tutte le vibrazioni dell'amor proprio. Pensiamo alla delicatezza di Gesù che sempre cambiava il male in bene, che faceva finta di nulla e copriva le mancanze, perdonava le offese e dimenticava gli oltraggi."
"COM’E’ GESU’" della venerabile -in causa di betificazione-Concepcion Cabrera de Armida
(Conchita del Messico)
L'inganno della Massoneria
Tratto da "Massoneria e religioni" a cura di M.Introvigne, Ed. ElleDiCi
La massoneria come emerge dalle sue carte di fondazione anglosassoni non è una dottrina, ma un metodo che propone la libera discussione dei problemi e la loro soluzione secondo quanto sembra vero e giusto alla maggioranza dei fratelli.
La discussione ha un limite positivo: non è permesso mettere in discussione l'esistenza di Dio; ma Dio può essere concepito in una grande varietà di modi, anche lontani da quanto propongono le religioni tradizionali.
Gli stessi tentativi di restringere la nozione di Dio ammessa in massoneria al solo "monoteismo" sono sempre stati respinti anche dalla massoneria anglo-americana "regolare" (39). E, in realtà, la discussione ha anche un limite negativo: tutto può essere messo in questione, tranne il metodo stesso.
Chi per esempio proponesse l'unicità di una verità, di una religione, di una via si porrebbe automaticamente al di fuori del metodo massonico. È in questo senso che l'ex-Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Armando Corona, poteva recentemente dichiarare che il "fondamentale principio massonico" è quello secondo cui "non esiste un'unica religione per arrivare alla Salvezza", mentre "la Chiesa cattolica ha i dogmi e considera la propria l'unica vera religione".
In un’altra "famiglia" massonica, quella del Grande Oriente di Francia, un dirigente massonico che aveva partecipato a un dialogo con cattolici, Alain Gérard, confermava che "la massoneria del Grande Oriente di Francia non è né una religione né una filosofia, ma soltanto un metodo". Questo metodo, secondo Alain Gérard, non impedisce a nessuno di avere opinioni ben definite - per esempio al cattolico di essere cattolico - ma impone a tutti di "mettere in discussione" le loro opinioni quando il lavoro di loggia comincia, accettando l’ipotesi che possano eventualmente essere false (o debbano essere superate in una sintesi superiore). Il metodo massonico "non significa che non si abbiano idee chiare; significa soltanto che si accetta di metterle in questione. Questa messa in discussione non può veramente avere luogo se si dichiara prima che, qualunque sia l’esito della discussione, ci sono dei punti su cui si continuerà a essere convinti di avere ragione".
Non si potrebbe esporre meglio una posizione che accomuna tutte le famiglie massoniche: chi accetta il metodo massonico deve essere disposto a mettere sul tavolo le sue idee, a "metterle in questione" e ad accettare il verdetto che emergerà dalla discussione condotta secondo i principi del libero dibattito. Qui sta la radice del problema: perché le Chiese e comunità cristiane - soprattutto la Chiesa cattolica - pensano che alcune delle verità che insegnano ai loro fedeli siano, per usare un termine sociologico, non negoziabili; non siano di origine umana ma divina, e quindi non possano essere "messe in questione" senza escludere a priori la prospettiva di rivederle o abbandonarle.
Questa problematica, naturalmente, deve essere considerata in relazione alle esigenze sociologiche da cui nasce storicamente e psicologicamente la massoneria, che risolve il dramma del pluralismo ideologico moderno offrendo come sua chiave di comprensione il relativismo. Spesso autori massonici non accettano l’espressione "relativismo", considerandola ingiusta e riferita a una sorta di disinteresse per la verità che non sembra loro di professare. Essi osservano che, al contrario, vi sono stati nella storia numerosi massoni così convinti di una loro idea - nazionale, politica o sociale - da dare per questa idea la vita.
Ma vi è qui una confusione fra due categorie filosofiche diverse: lo scetticismo e il relativismo. Mentre lo scettico teorico pensa che non esista la verità, e lo scettico pratico che non sia importante, il relativista talora è sinceramente affezionato a una verità relativa ma, nonostante questo, considera "la verità come qualche cosa di dipendente da una variabile indipendente che, come tale, la determina". Questa "variabile indipendente" può essere la ragione umana, per cui il razionalismo e l’avversione per i dogmi non riducibili ai "limiti della sola ragione" non escludono il relativismo. Anzi, spesso il razionalismo finisce per "sboccare nel relativismo, nel senso che solamente è vero quanto si relaziona gnoseologicamente in forma diretta con la ragione umana, variabile indipendente in funzione della quale si determina la verità" (relativa). Affermare che il metodo massonico si situa nell’orizzonte del relativismo non significa accusare i massoni nel loro insieme - o singoli massoni - di negare la conoscibilità filosofica o la rilevanza esistenziale della verità. Significa solo constatare che si tratta di un metodo che promuove una visione della verità come relativa e condizionata da variabili indipendenti che la determinano: e questa, precisamente, è la definizione del relativismo.
È in questo senso, appunto, che il metodo massonico è collegato all’origine sociologica della massoneria e del suo successo. In una delle più serie indagini sul significato storico-sociologico della massoneria negli Stati Uniti, Lynn Dumenil ha scritto che "per gli uomini disturbati dalle grandi controversie sulla Bibbia e sulla validità del cristianesimo la massoneria offriva un’esperienza religiosa che era confortevole e che non arrecava disturbo. [Una Convenzione massonica dichiarava che] ‘l’anima perplessa per le divergenze fra le religioni può rifugiarsi nella sala della loggia e lì trovare riposo’... [Una rivista massonica scriveva che] ‘mentre la guerra promossa dalla scienza costringe il rigido dogmatismo dei credi ecclesiastici ad arretrare, questa guerra non ha potere sulla religione soggettiva del cuore, sulla quale sola gli uomini possono essere condotti a convenire, e che è quindi la religione della massoneria’. La massoneria esercitava una speciale forza di attrazione sugli uomini che continuavano a credere, ma che erano incerti su che cosa realmente credevano" .
Naturalmente - come le osservazioni di Lynn Dumenil si riferiscono solo alla massoneria negli Stati Uniti in una certa epoca storica - così non tutte le massonerie si attengono alle Costituzioni di Anderson. A partire dal secolo scorso (ma con prodromi già nel Settecento) soprattutto le massonerie latine hanno talora ripudiato l'obbligo di non prendere posizione in materia religiosa, sociale e politica e hanno elaborato una serie di posizioni dottrinali più precise promuovendo l'anticlericalismo, il laicismo, il naturalismo in tutti i settori. Battaglie come quella per la laicità della scuola (45), per il divorzio e più tardi in alcuni paesi anche per l'aborto sono state promosse apertamente da alcune obbedienze massoniche latine, il cui anticlericalismo ha assunto in varie epoche storiche toni virulenti. La massoneria "regolare", naturalmente, tiene a precisare che si tratta di posizioni tipiche di obbedienze separate da Londra, che hanno violato il divieto di prendere posizioni religiose o politiche. D'altro canto si tratta di conseguenze che non possono essere considerate soltanto "deviazioni" estranee alle premesse massoniche, giacché dal deismo e dal relativismo non è illogico dedurre, con varie sfumature, anche forme di laicismo.
È vero, in ogni caso, che quello che tutte le massonerie hanno in comune è il metodo, così come molti calcolatori possono avere in comune lo stesso programma (o programmi con variazioni così modeste da potere essere considerate secondarie). Quello che esce dal programma può variare a seconda dei dati immessi (e così diverse obbedienze e diverse massonerie possono assumere posizioni diverse su quasi tutti i problemi), ma il metodo rimane comune.
Il metodo massonico, peraltro, non è una semplice tecnologia. La sua pratica implica un orizzonte etico-filosofico che deve essere condiviso da chi partecipa ai lavori di loggia; diversamente, il metodo rischierebbe da una parte di non essere compreso, dall'altra di portare non a risultati variabili all'interno dei limiti che abbiamo esaminato ma a un'assenza di risultati che impedirebbe il suo stesso funzionamento. Il volume più influente sulla mentalità dei massoni americani nel nostro secolo è probabilmente The Builders del reverendo Joseph Fort Newton (1876-1950), un pastore che fu al servizio di diverse comunità protestanti e che pubblicò per la prima volta negli Stati Uniti quest'opera fondamentale nel 1914. Newton ammette la centralità del metodo, ma lo fonda su quella che definisce "la filosofia massonica" (masonic philosophy) il cui principio centrale sarebbe il seguente: "poiché l'anima umana è affine a Dio, ed è dotata di poteri a cui nessuno può fissare un limite, è in fatto, e deve essere in diritto, libera. Pertanto, secondo la logica della sua filosofia non meno che secondo l'ispirazione della sua fede, la massoneria è stata spinta a presentare le sue storiche domande per la libertà di coscienza, per la libertà dell'intelletto e per il diritto di tutti gli uomini di ergersi senza timore e senza paura, uguali tutti di fronte a Dio e alla legge, ognuno pronto a rispettare i diritti dei suoi simili".
Il riferimento a Dio e alla fede certamente non si ritroverà negli stessi termini nelle massonerie che si ispirano al Grande Oriente di Francia: ma neppure in queste ultime mancherà il riferimento a un orizzonte etico e filosofico che fonda e regge il metodo. Dal punto di vista etico il metodo si fonda sul primato della tolleranza e della libertà di coscienza (che si espande in una prospettiva più generale - variamente intesa da diversi autori massonici - sulla libertà e la solidarietà). Dal punto di vista filosofico l'orizzonte del metodo massonico - senza il quale il metodo stesso diventerebbe inintelligibile o impraticabile - comprende:
a) un principio epistemologico di tipo realista, secondo cui il mondo e l'uomo hanno un'esistenza indipendente su cui è possibile enunciare affermazioni che, se non sono definitive e "dogmatiche", sono però ragionevoli; benché esponenti importanti dell'idealismo filosofico siano stati massoni, tutti i tentativi più autorevoli di costruire una masonic philosophy - e gli stessi documenti di fondazione - sembrano dare per scontato un orizzonte epistemologico di tipo realista;
b) un principio antropologico di tipo antropocentrista, secondo cui l'uomo è libero ed è al centro del suo mondo: se così non fosse, vi sarebbero elementi per mettere in dubbio la validità di qualunque risultato del metodo massonico;
c) un principio filosofico di tipo spiritualista, secondo cui nel mondo e nell'uomo vi è qualcosa di più di quanto cade sotto il dominio dei sensi e delle scienze, sia questo "di più" immanente o trascendente; una prospettiva puramente materialista - che escluderebbe dagli argomenti a cui può essere applicato il metodo massonico quelli che attengono al "di più" dichiarandoli semplicemente privi di senso - sarebbe in contrasto con i documenti di fondazione della massoneria ed è stata coltivata solo in ambienti del Grande Oriente di Francia (con paralleli in alcuni paesi di lingua spagnola) in un periodo storico specifico, a proposito del quale si è parlato di un influsso "patologico" e onnipervadente dell'anticlericalismo che ha indotto a una (temporanea) limitazione dell'ambito di applicazione del metodo sostanzialmente estranea alla massoneria.
In questa chiave molto generale - che fa riferimento a un orizzonte piuttosto che a una dottrina - è legittimo parlare non solo, al plurale, di diverse filosofie massoniche (proposte da singole obbedienze o singoli autori a sostegno della loro prospettiva particolare) ma anche di quella che Newton (preceduto e seguito da numerosi autori massonici) chiama "la filosofia massonica", dal momento che proporre un metodo significa già proporre - in modo esplicito o implicito - l'orizzonte filosofico su cui il metodo si fonda e in assenza del quale non esisterebbero argomenti per suggerire che un metodo è preferibile a un altro. Nello stesso senso si ritrova l'espressione "filosofia massonica" in critiche che provengono dal magistero cattolico. Tali critiche - per distinguerle da altre solo apparentemente simili - vanno però inquadrate in una tipologia più comprensiva delle prospettive da cui, nella storia, hanno preso le mosse forme diverse di opposizione alla massoneria.